Alternativa Libertaria_FdCA

Scuole pubbliche chiuse per rottamazione

Prossima apertura come scuole-aziende

Da settembre lottare contro tutto questo

Istituto per istituto

Per riaffermare una scuola pubblica, laica, pluralista e partecipativa

Con l’approvazione alla Camera della legge sulla scuola si è chiusa la prima fase dell’ennesimo ciclo di ristrutturazione capitalistica della scuola italiana.

In un lungo ventennio, costellato di provvedimenti emanati da diversi governi e diversi parlamenti, si è proceduto a tappe progressive allo smantellamento della scuola pubblica.

Tutto il settore della formazione è stato costantemente ridefinito quale fattore di accumulazione del capitale e ricondotto alla sua funzione essenziale di funzionamento dello stesso processo produttivo: tagli alla spesa, riduzione degli organici, riduzione dell’offerta formativa, competitività, gerachicizzazione, consolidamento di interessi particolari hanno caratterizzato 20 anni di rottamazione della scuola della Repubblica a favore di un’offerta formativa comprendente scuole private e religiose.

La formazione è divenuta un nuovo settore d’investimento suscettibile di produrre profitto sul piano economico per le imprese (preparazione e formazione funzionale al mercato = disponibilità di spesa per conseguirla) e al tempo stesso laboratorio di sperimentazione dei criteri di differenziazione sociale.

Questo è il contesto storico in cui si inserisce questa fase, gestita dal governo Renzi.

Assunzioni unilaterali fatte ad offerta variabile piegando graduatorie pubbliche alla ragione dei numeri, ridefinizione della gerarchia interna con attribuzione al dirigente scolastico di poteri da caporale manager (già cresciuti nel corso di 20 anni a scapito delle rappresentanze sindacali e degli organi collegiali, ma ora sanciti per legge), introduzione di procedure per il riconoscimento del merito individuale, riduzione del Collegio dei Docenti a mera assemblea da alza-la-mano-zitto-ed-approva, subordinazione della libertà di insegnamento ai piani triennali di offerta formativa che poi mettono in competizione le scuole, alternanza scuola-lavoro (gratuito), bonus, sono tutti elementi che aziendalizzano la scuola e ne fanno un segmento della produzione capitalistica, distruggendone la ragione di istituzione pubblica ed il ruolo di comunità educante con gestione collegiale e partecipativa.

Siamo giunti alla fine del processo?

Ancora no. Mancano i decreti delegati – previsti dall’attuale legge – che avocheranno al governo la definizione di orari di lavoro, organizzazione del lavoro e retribuzioni. Il che significherebbe la fine della contrattazione collettiva e l’espulsione – di fatto – del sindacato dal mondo della scuola. Così come è successo con il Jobs Act nell’industria e così come è previsto che accada nel Pubblico Impiego (altro ddl in Parlamento).

Inoltre sulla lunga scadenza l’aziendalizzazione, come dimostra ad esempio la sanità, non ha portato vantaggi per l’utenza in termini di gestione del diritto alla salute, ma solo un maggior controllo della parte politica nella nomina dei dirigenti e sull’affare sanità.

E pur in condizioni oggettive molto ostili (gran parte dei mass-media, parte del mondo intellettuale, false opposizioni parlamentari e strumentalizzatori vari), i lavoratori e le lavoratrici della scuola hanno reagito in maniera veemente, auto-organizzandosi in comitati e coordinamenti trasversali, costringendo le organizzazioni sindacali maggioritarie nel settore ad impegnarsi senza infingimenti e restituendo ai sindacati di base un costante ruolo di sostegno al movimento, tramite innumerevoli manifestazioni, presidi, veglie, scioperi nazionali e degli scrutini, con adesioni straordinarie.

Ma non è bastato a bloccare o a scardinare il ddl-scuola nelle sedi parlamentari.

Ora si apre la seconda fase di questo ciclo di ristrutturazione capitalistica della scuola, che prevede l’implementazione dei provvedimenti legislativi tra 2015 e 2016.

Il mese di settembre si aprirà con altre mobilitazioni e dimostrazioni di conflittualità tanto giuridico-legale quanto di piazza.

Tuttavia, la prova più difficile sarà quella di portare il conflitto dentro le scuole, organizzando una resistenza culturale e sindacale, individuale e collettiva, gestionale e professionale, che sia in grado di inceppare il primo livello gerarchico di controllo e di implementazione della legge: quello degli organi collegiali totalmente nelle mani dei dirigenti scolastici, che, loro malgrado o loro buongrado, si collocano ora definitivamente a livello di controparte. E come tali andranno affrontati con competenza ed unità nell’opposizione a delibere di applicazione della legge approvata (piano triennale, comitato di valutazione, accesso al merito, autovalutazione di istituto, prove INVALSI….).

Occorrerà ricostruire scuola per scuola l’unità dei mesi scorsi, ri-alimentare fiducia e fermezza nella consapevolezza che questa legge si potrà rendere inapplicabile solo con un’opposizione istituto per istituto.

Sarà necessario allargare a famiglie e studenti le ragioni di tale opposizione (comitati locali specifici, in particolare per il ruolo da assumere nei consigli di istituto e nel comitato di valutazione), sarà necessario costruire comitati di base dei lavoratori e delle lavoratrici che diano forza alle rsu di istituto, sarà necessario richiamare le organizzazioni sindacali a mettere unitariamente a disposizione di questo livello di lotta tutta la loro capacità di mobilitazione e di sostegno ai lavoratori di fronte anche a possibili minacce ed iniziative di carattere repressivo e punitivo.

Sarà necessario contrapporre al decalogo aziendalista della legge, un decalogo valoriale fondato su principi e pratiche irriducibili ed indisponibili quali la libertà di insegnamento, la scuola come comunità educante, potere collegiale, partecipativo ed antigerarchico sulle decisioni e le delibere, diritto allo studio uguale per tutti ed in ogni scuola, priorità in abbondanza di finanziamenti alla scuola pubblica, mantenimento della contrattazione collettiva a tutti i livelli e su tutte le materie sindacali.

Far implodere questa legge su se stessa sta alla capacità di lotta e di unità dei lavoratori della scuola e delle loro organizzazioni sindacali e professionali.

No pasaran!

Alternativa Libertaria/FdCA

15 luglio 2015