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Note su LA QUINTA GUERRA MONDIALE

Note su LA QUINTA GUERRA MONDIALE
gennaio 06
11:00 2016

1.4.1 Le risorse energetiche e i “corridoi”

Nell’area (non in Afghanistan) sono disponibili ingenti risorse energetiche, quali petrolio e gas. Il loro trasporto verso ovest (Mar Nero, Mar Mediterraneo), verso est (distretti industriali della Cina sud-orientale), verso nord (Russia), verso sud (Golfo Persico, Oceano Indiano) avviene attraverso scali e corridoi già esistenti, in costruzione o in corso di appalto. Le risorse sono disponibili all’interno di territori controllati da autorità governative o da opposizioni a base etnico-religiosa. I corridoi attraversano diversi territori, con la moltiplicazione del medesimo problema. La contesa per il controllo finora avveniva a colpi di finanziamenti in tecnologie e in armi a questa o a quella élite a seconda delle leggi di mercato e degli interessi in gioco. Russia, Cina ed USA non hanno lesinato risorse ed uomini in questa decisiva guerra di predominio.

Senza dimenticare potenze regionali come Israele, la Turchia, il Pakistan, l’India, l’Iran e lo stesso Iraq.

 1.4.2 La stabilità nell’area

Fino al 1989-‘91, la stabilità nell’area era tutta giocata sul bilanciamento degli interessi degli USA, dell’URSS e delle potenze regionali. Ai vantaggi dei paesi finanziatori (USA ed URSS) corrispondevano i vantaggi delle borghesie e delle caste di potere locali finanziate, in uno spericolato gioco di accordi economico-militari che davano poi origine a guerre lunghe e sanguinosissime come quella tra Iraq ed Iran o quella dell’Alleanza Islamica contro l’URSS invasore dell’Afghanistan, oppure alla proliferazione nucleare in Pakistan ed India, in seguito ai conflitti per il controllo del Kashmir o, ancora, al massacro dei curdi operato contemporaneamente da Turchia, Iraq ed Iran. La strategia riassumibile con “il nemico del mio nemico è oggi mio amico, poi domani si vedrà”, ha reso perennemente instabile l’area e quindi perennemente plausibili gli interventi militari, diretti o per procura, finalizzati ad un predominio chiamato stabilità. Con il ritiro dei sovietici dall’Afghanistan nel 1989 e la fine della potenza dell’URSS, i problemi di destabilizzazione si aggravano. Il notevole flusso di aiuti militari e finanziari degli USA agli Stati musulmani ed alle guerriglie islamiche in chiave anticomunista era stato ripagato con l’eliminazione di migliaia di attivisti di sinistra e sindacalisti e con l’attivazione di una florida coltivazione e traffico dell’oppio fino alle rive del Mar Adriatico (Albania), ma aveva reso possibile sia il rafforzamento delle borghesie arabe dominanti da un lato che il consolidarsi ed allearsi dei gruppi armati islamici dall’altro: questi, liberatisi della minaccia sovietica, puntano ora a mettere in crisi il giogo americano ed a sfidare qualsiasi altro competitore, con una guerra non convenzionale, che viene definita terrorismo. Il gruppo di Shanghai, costituitosi nel giugno 2001, con Russia, Cina, Uzbekistan, Kirghizistan, Tagikistan, Kazakistan ha come scopo proprio la lotta al terrorismo (ovviamente islamico).

 1.4.3 Il comando sull’area di crisi

Senza stabilità e senza un garante di essa, lo sfruttamento di risorse e corridoi diviene problematico. Si pone perciò l’esigenza di stabilire un comando sull’area attualmente in crisi. L’avversario degli USA non è più però l’URSS. Né la Russia, afflitta da medesimi problemi di controllo e stabilità in Cecenia e nelle ex-repubbliche centro-asiatiche. Né la Cina, neo-ammessa al WTO dal 2002, benché ridefinita paese competitore anziché partner dalla amministrazione Bush, perché anch’essa afflitta da problemi di controllo e stabilità nel musulmano Xinjang (al confine con l’Afghanistan). Né le economicamente potenti borghesie e caste arabe e musulmane al potere, divise da interessi contrapposti (da quelli religiosi a quelli di sub-potenze). Il primo aspirante avversario, competitore economico, nonché nemico militare, è il Fronte Internazionale Islamico (F.I.I.) *, fondato nel 1998 da noti leaders clandestini arabi e musulmani, fra cui Osama bin Laden, protetto da servizi segreti di Stato, con basi militari operative sovranazionali, con flussi finanziari globalizzati, con fortissime capacità mediatiche e di ricatto nei confronti dei governi arabi e musulmani. (segue..)

(* cui seguiranno vari eredi fino ai contemporanei, dal 2008 è cambiato qualcosa ma non troppo – ndr)

 

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Ultimo aggiornamento 21/05/2019
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