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Quando l’utopia si fa storia

Quando l’utopia si fa storia

80 anni fa la rivoluzione comunista libertaria in Spagna

 19 luglio 1936. Ottant’anni da quella data.

Ottant’anni che non hanno offuscato nel mondo il ricordo e la commozione per la vittoria dei lavoratori spagnoli nel 1936, nella maggior parte del paese, sul golpe dei militari e dei fascisti, e per il contemporaneo inizio della più grande rivoluzione sociale di massa dell’Europa occidentale.

Di straordinario vi fu – determinato dalla propaganda e dall’esempio di alcune generazioni di rivoluzionari comunisti anarchici radicatisi tra le masse lavoratrici spagnole fin dalla fine dell’800- uno sforzo corale per costruire un mondo nuovo, una libera società senza Stato che abolisse lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo dato dal lavoro salariato, che organizzasse la società dal basso, mediante un’effettiva democrazia diretta, e socializzasse tanto la produzione quanto i consumi, attraverso le collettività.

Nel segno del comunismo libertario

La rivoluzione spagnola fu di segno comunista anarchico perché ad opera del popolo spagnolo e delle sue radicate organizzazioni di massa, e non già calata dall’alto.

Ad animare quell’esplosione di energia popolare fu il sogno di arrivare a costruire una realtà incentrata sul rispetto dell’individuo, dei suoi diritti e delle sue esigenze come valore massimo. Questo sogno i lavoratori e lavoratrici spagnoli lo hanno costruito autogestendo e collettivizzando trasporti, fabbriche, milizie, fattorie, scuole, che hanno funzionato, unica esperienza finora nella storia, al servizio del popolo e non a sue spese.

Straordinaria, in quei momenti difficili, fu la liberazione delle coscienze e dell’intelligenza popolare, che si espresse contro tutti i pregiudizi e le catene autoritarie inculcate da preti, nobili e padroni. E questo sogno lo hanno difeso fino allo stremo i tanti compagni e tante compagne che, da tutto il mondo, accorsero generosamente e donarono la loro giovinezza e la loro vita lottando contro quanto di più retrogrado e liberticida costituiva la España negra e ne fondava l’oppressione politica, sociale ed economica, non riuscendo a vincere questo cancro che già si stava espandendo in tutta Europa e avrebbe contagiato il mondo.

Il progetto comunista libertario propugnato dall’anarchismo spagnolo si inverò soprattutto nello sforzo corale dei proletari spagnoli ed internazionali che realizzarono la più grande rivoluzione sociale e libertaria, del XX secolo.

Le ragioni della sconfitta

E se alcune delle cause della sconfitta sono fisiologicamente presenti in qualsiasi rivoluzione sociale, e quindi vanno date per scontate in anticipo, come per esempio l’intervento controrivoluzionario di forze straniere (l’Italia fascista e la Germania nazista), o il crearsi, all’interno di un composito fronte antifascista, di alleanze controrivoluzionarie, al fine di ottenere con la fine della guerra civile il ristabilimento dello “status quo” precedente, occorre anche ricordare come le organizzazioni rivoluzionarie si siano poste nei confronti di questi fattori.

Nella CNT (la Confederación Nacional del Trabajo) e nella FAI (Federación Anarquista Iberica) emerse drammaticamente una difficoltà: la carenza di una strategia e tattica e della consapevolezza del compito politico dei libertari in una situazione – obiettivamente proficua – di collasso totale delle strutture statali e di ampia mobilitazione proletaria, seppur in un contesto internazionale di dolorose sconfitte del movimento operaio. Nel momento cruciale i dirigenti di CNT e FAI si ritrovarono ad essere titubanti sulle decisioni da prendere per l’avvento del comunismo libertario, compiendo scelte che andavano in una direzione non coerente con la sperimentazione rivoluzionaria popolare in atto.

Ma è anche doveroso ricordare la Agrupación Los Amigos di Durruti che cercarono di opporsi all’insipienza di FAI e CNT e di contrastare quella violenza stalinista che preferì combattere gli anarchici, i marxisti del POUM  e la rivoluzione popolare prima ancora che combattere i fascisti e la borghesia.

mujereslibresOccorre ricordare le donne militanti e combattenti di Mujeres Libres che stavano facendo nascere, con le loro intelligenze e i loro corpi, la nuova Spagna che non arrivò a vedere la luce che molto dopo, dimostrando che la libertà si costruisce giorno per giorno, tutte e tutti insieme.

Gli insegnamenti

E da quella grande rivoluzione tanto c’è da imparare: per esempio la necessità che nelle organizzazioni vi siano militanti che (come avvenne in Spagna) acquisiscano un’adeguata preparazione economica (soprattutto in rapporto a un contesto globalizzato) e studino i meccanismi di funzionamento della produzione e distribuzione capitalista al duplice scopo sia di saper fornire le opportune risposte ai problemi che esse creano, sia di mettere a disposizione, in un auspicabile domani, le conoscenze per far sì che il passaggio dalla gestione capitalista dell’economia a quella rivoluzionaria avvenga senza interruzioni eccessive.

E nel frattempo misurarsi con gli orizzonti e le pratiche della proprietà collettiva, della sperimentazione di reti autogestite e solidali in agricoltura, artigianato, servizi, piccola industria, con le collettivizzazioni spagnole nel cuore.

La rivoluzione non è affatto dietro l’angolo, ma non per questo si deve ragionare come se non venisse mai più.

Perché ogni rivoluzione cresce sugli errori e le conquiste della precedente. Anche la prossima.

Alternativa Libertaria/fdca
19 luglio 2016

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