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Rojava_february2014La Turchia muove in Siria: una sfida ai Curdi per rovesciare la Rojava

. by Phil Hearse Segnalare questo messaggio alla redazione.

L’incursione della Turchia in Siria settentrionale, il 24 agosto, è stata interpretata come una mossa per scacciare il cosiddetto Stato Islamico (ISIS) dalla città di confine di Jarabulus. Ma questa è solo una copertura: l’obiettivo principale e tutt’altro che segreto della Turchia è quello di schiacciare la milizia curda YPG  (Unità di protezione del popolo) forte di 50.000 unità, e invadere le tre aree autonome  governate dai Curdi, chiamate collettivamente “Rojava”.Due giorni dopo l’inizio dell’invasione, il primo ministro turco Binali Yildirim ha dichiarato senza mezzi termini che questa operazione non sarebbe finita fino a quando non fossero stati schiacciati lo Stato islamico “ed  altri miliziani”. Già ci sono segnalazioni di combattimenti tra forze turche e le YPG a sud di Jarabulus e migliaia di truppe turche ammassate al confine.

La Turchia ha colpito prima verso Jarabulus perché il governo del presidente islamista Recep Erdogan era preoccupato che la città potesse seguire l’esempio di Manbic (Manbij), dove ISIS era stato cacciato dall’alleanza delle Forze Democratiche Siriane, il  cui nucleo è composto dai Curdi delle YPG. Uno straordinario successo militare e politico per le YPG.

Sul confine turco

Jarabulus si trova sul confine turco, proprio sul versante occidentale dell’Eufrate. Un rapido sguardo sulle carte geografiche ne rivela l’importanza strategica.

Erdogan vuole fare due cose. In primo luogo, evitare che i combattenti curdi delle YPG colleghino due delle aree che controllano, vale a dire il cantone di Afrin sul lato ovest ed il cantone di  Kobanê sul lato est del fiume Eufrate. Se queste due entità territoriali diventassero contigue, l’area governata dai Curdi costituirebbe un continuum territoriale – di fatto un mini-stato – che costeggia il confine turco. Dall’altra parte del confine  c’è il Kurdistan turco, che i Curdi chiamano ‘Kurdistan settentrionale’. La possibilità di una politica di collegamento tra Rojava e Kurdistan turco sarebbe immediatamente all’ordine del giorno.

Il secondo obiettivo della Turchia è quello di tenere aperto il corridoio meridionale che è stato fondamentale per far passare i rifornimenti turchi all’ISIS e ad altri miliziani islamisti, nonchè nell’altro senso il passaggio del greggio dai campi petroliferi controllati dall’ISIS verso la Turchia.

Il via libera all’intervento turco viene aperto da due fatti di carattere diplomatico. In primo luogo il viaggio di tre settimane fa di Erdogan in Russia per incontrare il presidente russo Vladimir Putin. Senza dubbio Putin, in qualità di alleato del presidente siriano Assad, deve aver assicurato Erdogan che l’asse russo-siriano-iraniano non appoggia la creazione di una regione autonoma curda e non avrebbe interferito con l’azione turca contro le YPG e le SDF.

Ancora più importante forse era stato ottenere dagli USA una sorta di marcia indietro rispetto al loro supporto per i combattenti curdi. Gli aerei da guerra statunitensi hanno fornito la copertura per l’azione delle SDF-YPG contro ISIS. Ci sono state forze speciali combattenti degli Stati Uniti sul terreno a fianco delle unità YPG. Ma questa è sempre stata solo un’alleanza tattica a breve termine, pronta ad essere regolarmente affossata dalla amministrazione Obama qualora  gli interessi a lungo termine degli Stati Uniti lo avessero richiesto.

L’obiettivo a medio termine della Turchia è quello di schiacciare le curde YPG, ampiamente viste come i Curdo-siriani collegati col PKK (Partito dei lavoratori del Kurdistan) in Turchia. Il governo di Erdogan vuole anche schiacciare definitivamente i tre cantoni nella Rojava. Ma non è solo la Turchia a non volere una zona curda autonoma in Siria – a questa vi si oppongono anche il governo siriano e tutti i più importanti gruppi ribelli siriani. In effetti uno dei presunti  gruppi “moderati” dell’opposizione’ siriana, il Libero Esercito di Siria, sta fornendo le truppe di terra a fianco dei carri armati ed aerei turchi.

Tuttavia alcuni reports dicono che le popolazioni locali avrebbero riconosciuto alcuni combattenti ISIS  entrare in città con i carri armati curdi. Certamente sembra probabile che ISIS sia stato avvertito dal governo turco e si sia spostato per evitare uno scontro.

Secondo un comunicato del Consiglio Esecutivo del Congresso Nazionale Curdo: “Lo Stato turco sta operando in collaborazione con la milizia di  Jabhat Fatah al-Sham (ex-Al Nusra) affiliata ad Al-Qaeda e con l’ISIS. Jarablus è stata presa grazie ad un accordo tra le parti. Noi riteniamo che lo stato turco e questi gruppi terroristi porteranno i loro attacchi in tutta la regione.”

Un matrimonio di convenienza per qualcuno

Il sostegno degli Stati Uniti è stato fondamentale a terra per le vittorie militari delle YPG contro ISIS, ma il regime di Erdogan ha condotto una campagna feroce per contrastarlo. Il 24 agosto, la Turchia ha chiesto che le forze curde si ritirassero ad est dell’Eufrate se volevano evitare un attacco turco a tutto campo. Questo è stato quanto sostenuto dal vice-presidente americano Joe Biden, sulla scia dei suoi colloqui con Erdogan ad Ankara, affermano che se le YPG non si fossero ritirate “dall’altra parte del fiume”, allora gli Stati Uniti avrebbero messo fine al loro sostegno.

Le YPG si ritireranno verso l’altro lato dell’Eufrate o resisteranno e combatteranno? Un comandante delle YPG avrebbe dichiarato che le unità curde si sarebbero rifiutate di rispettare l’ordine turco di muoversi ad est. Secondo altre dichiarazioni, le  YPG-SDF si stavano in realtà già spostando ad est per fare i preparativi per un attacco a Raqqa – de facto il quartier generale dell’ISIS in Siria.

L’alleanza americana con le YPG è sempre stata un paradosso. Gli USA hanno sostenuto le unità curde perché le vedevano come una forza di combattimento efficace contro l’ISIS, ed è stata infatti spettacolare la loro efficacia, più di altri. Ma, i Cantoni curdi della Rojava sono stati protagonisti di un grande esperimento sociale radicale sia per l’ auto-organizzazione democratica che per l’uguaglianza delle donne, così come per l’inclusione etnica, cioè assolutamente non il genere di cose che gli Stati Uniti intendono sostenere. Quindi questo è stato sempre un matrimonio di convenienza, molto limitato nel tempo.

Gli USA dicono che non sosterranno più le YPG a meno che non accolgano la richiesta della Turchia di un loro ritiro ad est dell’Eufrate, eppure più la Turchia preme direttamente sulle forze delle YPG-SDF, più gli USA potrebber ridurre il loro appoggio alle YPG.

 Sono due anni che Erdogan chiede la creazione di una ‘zona cuscinetto’ lungo il confine turco in cui poter collocare i profughi siriani in fuga dai combattimenti. Questo è sempre stato un eufemismo per ‘distruggere la Rojava’ e scacciare i Curdi. Ora la Turchia sta cercando di mettere in atto questo progetto.

Ora la situazione si è  fatta estremamente pericolosa. Dopo il fallito golpe, il presidente turco Erdogan si sente di essere in una situazione vincente. La distruzione della Siria ed il massacro di centinaia di migliaia di siriani è un sinistro avvertimento. L’Occidente farà ben poco o nulla per impedire un massacro del popolo curdo e la Rojava potrebbe essere invasa se Erdogan dovesse scatenare la potenza militare del suo esercito. La necessità di solidarietà col popolo curdo non è mai stata così urgente.

Phil Hearse

(traduzione a cura di Alternativa Libertaria/fdca – Ufficio Relazioni Internazionali)

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