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Prima le donne e i bambini

ottobre 24
19:59 2018
prima le donne e i bambini

prima le donne e i bambini

L’offensiva ideologica del Governo rende manifesta la volontà di riportare il paese indietro di decenni, è esplicita la modalità che attacca ogni conquista ottenuta con rabbia e fatica, talvolta con il sangue.

I ripetuti attacchi alla L. 194, la volontà di annullare l’autodeterminazione delle donne, la chiusura delle Case delle Donne e dei centri antiviolenza, il progressivo smantellamento dei consultori pubblici, la presenza sempre più massiccia degli obiettori ANCHE negli stessi consultori, l’obiezione anche da parte di personale sanitario non medico che mira ad isolare l’eventuale ginecologo/a non obiettore mettendolo di fatto in condizioni di non agire, vanno ad aggiungersi ad altre operazioni riprovevoli quali, ad esempio a Genova, l’istituzione di un assurdo e anticostituzionale registro amministrativo delle famiglie e gli attacchi alle famiglie arcobaleno, o a Verona la mozione che finanzia solo associazioni cattoliche antiabortisteOvunque il clima che si respira fa paura e aumenta la necessità di una mobilitazione massiccia nonché di un lavoro di informazione laddove quest’ultima manca.

L’ultima chicca di questo mal governo, il disegno di legge Pillon, ha come obiettivo il riportare a casa la donna, indebolendola economicamente e psicologicamente, recependo una narrazione violentemente antifemminileantifemminista e reazionaria che ha molto più a cuore i diritti dei genitori, in particolare dei padri che, come vorrebbe far credere, quello dei minori.

Un vero affondo sul diritto di famiglia, che stravolge e assolutizza strumenti normativi già esistenti, come l’affido condiviso e la mediazione familiare, invece di pensare politiche sociali ed economiche in grado di renderli possibili.

  • L’istituzione per legge della bigenitorialità perfetta, con una ripartizione “paritaria” di tempo e spese, pensato per chi si può permettere due case (anzi tre: una per coniuge e una per i figli). Pura illusione nella società italiana che vede gli uomini socialmente votati al lavoro e le donne accollarsi, nella stragrande maggioranza dei casi, tutto il lavoro di cura, e spesso dopo essere state costrette a rinunciare al lavoro o comunque alla carriera, anche per mancanza o insostenibilità dei costi di strutture come asili, scuole a tempo pieno, ecc.. Società dove la propaganda rinforza gli stereotipi di genere e combatte una caccia alle streghe contro ogni forma di educazione all’effettiva parità.
    Così l’abolizione dell’assegno di mantenimento e la sua sostituzione con il “mantenimento diretto”: il pagamento delle 
    sole spese vive sostenute per il minore (certificate da scontrini e fattureda un lato, e la pretesa del pagamento del canone di affitto a prezzo di mercato,relativo alla della eventuale quota di proprietà della casa dall’altrononostante in Italia più di metà delle donne non abbia un’occupazione. Il risultato sarà un impoverimento ancora maggiore dei nuclei familiari monogenitoriali, o l’acuirsi di tragedie dovute alla convivenza forzata e al ricatto economico.
  • La mediazione familiare viene resa obbligatoria (e a pagamento) per poter procedere alla separazione, attaccando in modo subdolo anche il diritto al divorzio, ma soprattutto senza fare eccezioni nei casi di violenza domestica come già sancito dagli accordi della Convenzione di Istanbul. La difficoltà di una separazione di una coppia con prole, viene utilizzata per promuovere l’utilizzo di una professione non ancora normata in Italia. Infatti attualmente il “mediatore familiare” opera in assenza di una legislazione e di un albo nazionale dei mediatori familiari che fissino criteri certi e condivisi per la redazione dei cosiddetti piani genitoriali e diano garanzie di professionalità e, perché no, laicità.
  • Il disegno di legge sdogana di fatto la sindrome di alienazione familiare, teoria scientificamente discutibile e utilizzata per coprire forme di abuso e di violenza. In nome del diritto alla relazione viene negata ogni facoltà di scelta del minore in campo affettivo, pena, nei casi peggiori, l’internamento in una comunità di rieducazione, di fronte a ogni resistenza alla frequentazione obbligata di uno dei genitori, anche condannato per violenza. In nome del “diritto del figlio di poter trascorrere tempi paritetici ed equipollenti” si nega di fatto la sua possibilità di scegliere con quale genitore cercare di costruire prevalentemente una situazione di stabilità e riprendersi dal trauma della separazione.

Va da sé che una donna che subisce violenza e/o intimidazioni all’interno della famiglia, dove ricordiamo, avvengono la maggior parte dei femminicidi, rischi di rinunciare ad avviare una procedura di separazione, per il logico timore di ripercussioni anche gravissime se non letali, oltre che per debolezza economica. Decidere di rallentare e indebolire le già scarse tutele in questo senso rende questo governo complice.

Alternativa Libertaria si impegna a partecipare, promuovere e sostenere le forme di resistenza e di mobilitazione, nazionali e locali, per la difesa dei diritti di tutte e di tutti a una vita libera e degna, a difesa dell’autodeterminazione e della libertà di scelta, e contro ogni politica sessista, patriarcale e autoritaria.

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