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europaIl 26 maggio i cittadini italiani voteranno per eleggere il nuovo parlamento europeo, e saranno chiamati alle urne 400 milioni di elettori europei.
Diverse centinaia di candidati sono pronti a farsi eleggere per dare continuità alla propria autorappresentazione, perpetuando  un simulacro di democrazia in uno scenario attraversato da forti contraddizioni sistemiche.
Queste elezioni si giocano su grandi temi,  che artatamente restano in ombra, a partire dalla disputa sulla moneta unica ed alla risposta politica reazionaria che sta attraversando l’intera Europa, le destre europee si stanno coalizzando e stanno aumentando la loro influenza su ampi strati della popolazione, denunciare l’avanzata della destra razzista e fascista sul terreno elettorale è divenuto ormai una prerogativa di un sistema neoliberale giunto al capolinea, un sistema di potere che ha, negli anni, costruito le basi perché la destra fascista e nazionalista potesse risorgere.
Il dibattito elettorale sembra concentrato tra due ipotesi politiche apparentemente alternative, da un lato la reazione fascistoide, e dall’altro la continuità neoliberale che ha caratterizzato la nascita e lo sviluppo ulteriore delle politiche europee.
E’ evidente che quella della destra è la risposta sbagliata a domande sbagliate. L’Europa costruita sull’ asse franco-tedesco sta mostrando seri limiti, i paesi periferici hanno subito una profonda trasformazione dovuta alle politiche dettate dagli oligopoli finanziari, che sono e restano il vero potere politico europeo. Taglio dei salari, riduzione dei diritti dei lavoratori, taglio ai servizi, privatizzazioni devastanti, sono queste le politiche sociali che hanno permesso il successo delle destre europee, e sono frutto delle politiche di austerità  disposte ed attuate dal potere politico neoliberale.
Queste elezioni avvengono in un quadro europeo attraversato da forti tensioni economiche e politiche, i paesi che hanno visto i maggiori investimenti della manifattura tedesca sono stati tra i primi a cadere nel nazionalismo, facendo credere ed illudendosi che una ripresa del controllo politico sull’economia sia possibile attraverso un presunto  sovranismo monetario, e che questo avvenga pur restando in un sistema capitalista e neoliberale.
Il neomercantilismo germanico deve far fronte alla crisi e alla ristrutturazione del settore automobilistico, con l’avvento dell’auto elettrica e del trasporto elettrificato la propria industria manifatturiera sta andando incontro a profondi mutamenti,.
Gli esempi non mancano.
L’Ungheria reazionaria del governo Orban, ammirata ed adulata da tutta la destra proto fascista europea è l’esempio classico di come si possa prefigurare una Europa partecipata da sovranisti e razzisti che hanno nella loro politica sociale la compressione dei salari e la negazione dei diritti dei lavoratori.
Abbassare le tasse ai ricchi e raccogliere danaro attraverso le imposte sui consumi, costi pagati così dalle classi più deboli e dai lavoratori, ecco il grande genio di Orban tanto osannato dalla destra leghista italiana.
Il differente livello sociale tra i paesi del centro europeo e quelli periferici è sempre più evidente, le ricadute economiche lasciate dalla lunga filiera della manifattura tedesca, non sono più introiti sicuri di fronte ad una ipotesi di crisi maggiore delle esportazioni tedesche.
La guerra in Libia, che vede i paesi europei schierati su fronti contrapposti, è un ulteriore segnale della profonda crisi politica che rimette al centro la politica di potenza e gli interessi nazionali, indebolendo ulteriormente qualsiasi ipotesi di progetto europeo comune.
Non sarà con il nuovo parlamento europeo che si supereranno i problemi di un continente, le basi di ogni seria discussione sull’Europa dovranno tener conto di politiche a favore dei lavoratori e delle classi più povere, e per un nuovo approccio alla questione ambientale.
E’ quindi indispensabile batterci ed attivarci per contrastare le politiche razziste e xenofobe del nuovo nazionalismo, denunciare come false ed impraticabili al fine della difesa dei lavoratori ogni ipotesi sovranista comunque rappresentata.
Costruire alleanze europee tra i lavoratori, lavorare per un sindacato continentale,  attuare una effettiva progressività fiscale,  rivendicare servizi e scuole pubbliche e gratuite, assistenza sociale ed economica, abolire il dumping sociale,  combattere il lavoro nero, e la differenziazione dei diritti: senza questi presupposti politici ogni discussione elettorale non fa che confermare un approdo post democratico dell’intera società.
Solo la ripresa delle lotte e la ricomposizione di un fronte di classe internazionalista potrà definire un nuovo progetto europeo,  di libertà e di giustizia sociale.

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Ultimo aggiornamento 16/06/2019
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