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La strage è di Stato

pinelli2 Venerdì 12 dicembre 1969 il giorno della strage di Piazza Fontana.
La notte del 15 dicembre l’assassinio di Pino Pinelli.

Due date che segnarono in maniera indelebile la generazione che in quegli anni si affacciava al mondo piena di speranze, convinta di essere protagonista di quel cambiamento che in ogni angolo del mondo si respirava. Una generazione che sentiva di poter camminare verso un mondo migliore rispetto a quello ereditato dai loro genitori.
Quel venerdì sera del 12 dicembre, con l’esplosione della bomba posta dentro la Banca dell’Agricoltura a Milano e i suoi 16 morti, si compie il primo atto di una stagione delle stragi che insanguinerà almeno un decennio. E una generazione piena di speranza fu costretta a perdere l’ingenua convinzione che il mondo si potesse cambiare con una “rivolta senza armi“ come recitava il ritornello di una canzone allora in voga, e per molti quel giorno “dio era… veramente, morto”.
Quando si venne a conoscenza il 16 dicembre dell’assassinio di Giuseppe Pinelli per tanti, anche se allora giovanissimi, non ci furono dubbi: la matrice non poteva che essere fascista. Convinzione che non vacillò neppure quando sotto l’accorta direzione dello Stato si scatenò la più grande operazione di mistificazione alla quale si accodarono le grandi testate giornalistiche e la radio televisione che in quegli anni era saldamente controllata dal potere politico.
Perchè il 15 dicembre, pochi minuti dopo la mezzanotte, quando un corpo viene fatto cadere dalla finestra al quarto piano della questura di Milano, in quella stanza c’erano i poliziotti della “squadra politica” al comando del commissario Calabresi e, trattenuto illegalmente, l’anarchico Giuseppe Pinelli.
Pochi minuti dopo mezzanotte il corpo di Pinelli giace a terra dopo un volo di quattro piani.
Quell’assassinio era per il questore il tassello che mancava alla montatura per incolpare gli anarchici della strage di Piazza Fontana.
Gli anarchici pagarono un prezzo altissimo, la vita di Pino e la persecuzione di Pietro Valpreda e di decine di altri compagni e compagne.
Lo Stato e i fascisti da questo guidati non piegarono il movimento, né riuscirono a criminalizzare gli anarchici.
Una serrata campagna di controinformazione inchiodò ben presto i veri responsabili e al di là dei procedimenti giudiziari e delle ricostruzioni giornalistiche, una sola verità è scolpita indelebile:
50 anni dopo, al di là delle verità giudiziarie, sappiamo come allora che il 12 dicembre fu strage di stato.
Purtroppo non è stata la prima, nè l’ultima.
Gli anarchici non dimenticano.
Nessuno di noi può.Prima della bomba

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Ultimo aggiornamento 28/03/2020
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