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Bergoglio funambolo tra Vangelo, Curia e… incuria.

curioE’ notizia di questi giorni l’ammanco di ben 616mila euro dalle casse della Diocesi di Pesaro, causato da avidità di cedole ed evidente incuria nella gestione di denaro di provenienza forse parrocchiale, a causa di investimenti ad alto rischio. Uno schiaffo in questo momento di impoverimento collettivo, che mostra una chiesa  ben più lontana dai poveri di quello che vorrebbe sembrare.  Non si tratta della prima volta, certo, né per le casse clericali né per quelle laiche, che l’attrazione per il guadagno facile fa cadere sia laici che clero nelle trappole della finanza fantasma. Ci sono però delle considerazioni politiche da fare, soprattutto ora che Bergoglio cerca di adeguare la sua struttura aziendale alle richieste degli organismi europei di controllo rispetto a riciclaggio di denaro e trasparenza finanziaria, per salvarla da un baratro di scandali e depredazioni (Ratzinger 2009 – adozione vaticana convenzione monetaria UE, Bergoglio 2013 –vigilanza finanziaria su affari vaticani).
Innanzitutto va specificato che, seppure in ribasso dell’1,28% rispetto agli anni precedenti, uno dei maggiori introiti per la Chiesa cattolica, l’Otto per mille dell’Irpef dello Stato italiano, le ha fruttato nel 2019 ben un miliardo e 133 milioni di euro.
Se questa fosse la cifra l’unico incasso annuale della Chiesa sarebbe già una somma considerevole, ma ciò non è.
cleroPer gestire le sue spese la Chiesa dispone infatti di altri privilegi: somme statali destinate ad opere edilizie e ricorrenze (ricordiamo il miliardo di euro statale per il Giubileo 2000), imprese del welfare lautamente sovvenzionate, esenzione da utenze, rendite immobiliari sgravate di tasse, corsie preferenziali presso banche per fidi, lasciti e donazioni.
Se una impresa pubblicizzasse la sua attività come fa la Cei rispetto all’Otto per mille, si direbbe uno spot molto parziale della sua attività!
La ripartizione dell’8xmille è infatti del tutto differente da come viene presentata. Se gli spot dipingono un clero umile, povero, abbracciato a persone bisognose, la realtà è che solo il 25% della somma 2019 è destinato ad opere di carità, il restante, come ogni anno, va ad “esigenze di culto” e “sostentamento del clero”. Consideriamo poi che parte del clero gestisce attività che producono altro reddito: ricorderete ad esempio la contestazione dell’ora di religione cattolica nella scuola pubblica (è ora ribadito col Decreto scuola 2019 il controllo della CEI sulle nomine dei docenti), o dello stipendio dei cappellani militari (dieci milioni di euro all’anno con la nuova Intesa del 2018) o del servizio sacerdotale spesso invasivo presso le strutture sanitarie pubbliche. Insomma, nonostante gli sforzi riformatori e internazionalisti di Bergoglio, che nella sua recente enciclica “Fratelli tutti” vuole teorizzare una società di eguali, la struttura della multinazionale “Chiesa cattolica” consiste di una fratellanza esclusiva, e divisiva dalle società civili: resta monarchica, fondata sia su privilegi economici che su un sapere a matrice “trascendente” gestito dal clero politicizzato, ora spodestato dall’accentramento su Bergoglio anche delle scelte di dottrina sociale, coi tentativi di avvicinamento ai progressi del mondo civile, e di deciso allontanamento dalla destra xenofoba. Un papa funambolo, in equilibrio tra mantenimento delle tradizionali chiusure (vedi la recente lettera della Congregazione per la dottrina della fede contro il diritto individuale alla buona morte o eutanasia) ed aperture: è pasto dei mass media sia la dichiarazione ora inserita nel recente documentario “Francesco “ circa l’accettazione in famiglia delle persone omosessuali, gonfiata come placet alle unioni civili, che l’invito ai fedeli in piazza San Pietro a rispettare le leggi “giuste” dello Stato. Un anelito “conciliativo” dei due poteri, temporale e religioso, già esistente a scapito della laicità.
Alternativa Libertaria Fano-Pesaro
24 ottobre 2020.
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Ultimo aggiornamento 04/11 /2020
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