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Trattativa per il rinnovo del CCNL settore legno arredo

Trattativa per il rinnovo del CCNL settore legno arredo
novembre 01
14:14 2020

Il contratto nazionale del settore legno arredo industria è scaduto ormai da 18 mesi e da quella data le lavoratrici ed i lavoratori del settore sono senza il riconoscimento degli aumenti salariali dovuti.

Questo settore conta circa 150.000 addetti in tutta Italia con importanti distretti industriali in alcuni territori come in Veneto, a Pordenone, in Brianza, nella zona di Pesaro e nella provincia di Bari.

Federlegno (Confindustria) ad agosto 2020 ha interrotto per la seconda volta la trattativa perché non accetta le posizioni sindacali espresse da Fillea Cgil, Filca Cisl e Feneal Uil.

Questo ha portato le OO.SS. a proclamare prima lo sciopero della flessibilità e dello straordinario e, verso la fine di settembre, anche 16 ore di sciopero da fare nei mesi di ottobre e novembre. Il settore era già entrato in sciopero il 21 febbraio con 8 ore fatte in 4 manifestazioni nazionali.

Da tempo è chiara la posizione degli industriali e l’elezione del nuovo presidente di Confindustria non fa altro che confermare questa impostazione, si vuole portare lo scontro di classe ad un livello più profondo. C’è l’organizzazione per rispondere con altrettanta forza?

Oggi partendo da questo contratto possiamo analizzare quali sono i temi in cui si concentrano gli scontri e capire quale risposta è in grado di dare la classe operaia:

quanto pesa la precarietà dei contratti sulla libertà di ogni singolo lavoratore di lottare per i suoi diritti?

Quanto pesa questa nuova crisi economica e la paura di perdere il lavoro?

Quanto hanno influito gli anni di concertazione sulla capacità di organizzazione e di mobilitazione della classe?

Quanto pesa l’unità sindacale, le differenze a volte abissali tra le organizzazioni sindacali,

quanto invece aver condiviso “il patto della fabbrica” in cui si definiscono regole che limitano l’azione sindacale, quanto incide anche la fragilità e la debolezza del sindacalismo di base con la sua assenza in interi settori produttivi?

Ancora oggi, pur trovandoci in una epoca economica in cui si ragiona di sviluppo sostenibile, di economia circolare, di processi produttivi innovativi e tecnologicamente avanzati, pur parlando di industria 4.0, di innovazione dei processi produttivi e dei prodotti, pur mirando ad un percorso di consumo sostenibile e di azzeramento degli scarti di produzione, i temi in discussione sui tavoli dei rinnovi dei contratti nazionali, in linea con le parole del presidente di Confindustria Bonomi, sono e rimangono da sempre il salario e mercato del lavoro (tipologie contrattuali e orario di lavoro).

Su questi temi da sempre e ancora oggi si concentra lo scontro di classe, si sono fatte le più grandi battaglie sindacali, si sono conquistati i diritti per noi fondamentali che ancora oggi vengono messi in discussione.

Questi argomenti hanno caratterizzato tutta la trattativa del rinnovo di questo contratto e posso dire che lo faranno anche per tutti gli altri.

Su questi si è manifestata la prepotenza degli industriali e su questi temi si uniscono lavoratrici e lavoratori che manifestano esigenze diametralmente opposte.

Da una parte ancora si pensa ad un mondo del lavoro che sia basato su bassi costi di produzione per poter competere con la concorrenza sul prezzo; questo si traduce in tre direttrici:

  1. bassi salari poiché nella manifattura i lavoratori sono il costo più importante per l’impresa,
  2. più contratti a tempo determinato o in somministrazione per seguire le esigenze del mercato, non avere costi fissi annuali e ricevere sempre massima disponibilità da lavoratori che essendo precari e spesso dipendenti di agenzie di somministrazione lavoro sono deboli e ricattati e non possono godere degli stessi diritti di chi ha più tutele;
  3. flessibilità degli orari di lavoro; togliere i vincoli delle giornate lavorative settimanali, quello delle ore lavorative giornaliere in funzione delle richieste del mercato e il tutto senza doverlo contrattare con lavoratori e lavoratrici.

Contrastare questa precarietà diffusa rende chi lavora più libero, conquistare diritti e lottare per mantenerli rende la classe più emancipata e consapevole del proprio valore e della propria forza.

Per farlo c’è bisogno di una forte organizzazione di massa, di più forti organizzazioni sindacali rappresentative che uniscano e diano lo slancio e l’organizzazione necessarie alla lotta.

Organizzazioni sindacali che trovino nella capacità di mobilitazione il valore della propria rappresentanza ritornando al coinvolgimento e al protagonismo delle lavoratrici e lavoratori partendo dalla condivisione delle piattaforme rivendicative, seguendo con il protagonismo nelle trattative e nelle mobilitazioni, fino ad arrivare alla votazione dei contratti.

Piattaforme che non possono mirare solo al riconoscimento dei giusti aumenti economici, ma devono puntare sul miglioramento delle condizioni di lavoro: salute e sicurezza, orario di lavoro.

Riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario!

Questa è la vera sfida nella manifattura e non solo. Bisogna avere più coraggio nel portare avanti questo principio con la stessa forza con cui i padroni parlano di gestire le vite di chi lavora.

I nuovi processi produttivi, i nuovi concetti di produzione che tendono ad aumentare la produttività oraria andranno a discapito della salute, già messa in difficoltà da ambienti lavorativi spesso precari e fuori norma.

Le nuove modalità di concepire i prodotti e i consumi devono tendere anche al miglioramento della vita lavorativa delle persone. Inoltre il Covid-19 ha messo in risalto anche alcuni aspetti: si può lavorare anche in modalità alternative a quelle che conosciamo, in luoghi diversi e con tempi diversi, e soprattutto che le priorità delle aziende e dei lavoratori sono diverse. La qualità della vita e altrettanto importante del salario: questo assunto deve essere alla base delle prossime rivendicazioni anche per rilanciare l’occupazione messa a dura prova dalle crisi economiche che in questi ultimi anni si sono succedute senza darci tregua.

Inoltre una grande lotta alla precarietà con il principio che tutti debbano avere le stesse condizioni: ricevere gli stessi trattamenti, gli stessi diritti ed anche avere tutti la stessa possibilità, senza essere   ricattati, di lottare per conquistarli.

Per queste ragioni Alternativa Libertaria/FdCA ha lanciato, a livello europeo la battaglia di una riduzione d’orario lavorativo a parità di paga per così migliorare le condizioni della classe lavoratrice e contrastare le logiche di sfruttamento del capitale.

E’ compito nostro sostenere queste battaglie, è compito portarle nelle assemblee con i lavoratori e con le lavoratrici, condividerle per arrivare ad inserirle nelle diverse piattaforme e portarle a discuterle nelle trattative dei rinnovi dei contratti nazionali.

 

Giuseppe Lograno

12/10/2020

 

 

Aggiornamento sulla trattativa

 

DOPO 18 MESI E UNA TRATTATIVA DIFFICILE, E’ ARRIVATA L’INTESA PER IL RINNOVO DEL CONTRATTO NAZIONALE DEL SETTORE LEGNO ARREDO INDUSTRIA.

 

ORA LA PAROLA ALLE LAVORATRICI E AI LAVORATORI.

 

Lunedì 19 ottobre, al termine di un lungo incontro in videoconferenza, si è raggiunta l’intesa per il  rinnovo del contratto nazionale Legno Arredo scaduto da oltre un anno e mezzo.

Oltre 20 incontri, una trattativa lunga e molto difficile nella quale i veri protagonisti sono stati  lavoratori e lavoratrici con il riuscitissimo sciopero del 21 febbraio, con il blocco della flessibilità e dello straordinario iniziato ad agosto e finito solo con la sottoscrizione dell’intesa e con le assemblee partecipate per organizzare le 16 ore di sciopero proclamate per ottobre e novembre.

IL risultato è importante perché in primo luogo sottolinea la centralità del salario nel contratto confermando che l’aumento salariale sarà definito da una parte di salario contrattata ed una parte a recupero inflattivo. L’aumento sarà superiore al semplice recupero inflattivo, posizione diversa da quella espressa più volte da Confindustria in questi mesi e che faceva rischiare di avere risposte salariali insufficienti.

L’aumento è di 50 euro al livello AE1 (primo livello) riparametrato. (un livello medio del settore riceverà un aumento di 70 euro), questi sono certi e non soggetti a verifica. Verranno erogati in due tranche di pari importo: la prima di 25 euro (35 al livello intermedio) da settembre 2021, la seconda di ulteriori 25 euro (35 al livello intermedio) a gennaio 2021. Questi verranno erogati per il recupero dell’inflazione del 2020 e a fronte della produttività del settore. In aggiunta saranno effettuate a gennaio 2021 e gennaio 2022 verifiche sull’inflazione (IPCA non depurata e con base di calcolo per gli aumenti: paga base, contingenza, edr e tre aumenti periodici di anzianità), che potrebbero determinare ulteriori aumenti salariali. A tutti i dipendenti che non hanno contrattazione aziendale viene inoltre aumentato “l’elemento di garanzia retributiva” che da 18 euro mensili passa a 25 euro mensili, anche qui dando una risposta a chi non ha contrattazione integrativa e spesso si trova nei livelli contrattuali più bassi.

Sono stati inseriti anche l’aumento dello 0,20% del contributo a carico delle aziende per il Fondo pensione Arco e 100 euro una tantum per tutti i lavoratori destinata allo stesso fondo.

Sul lato dei diritti le questioni più importanti riguardano l’aumento della indennità prevista per i turnisti nel caso in cui non beneficino della pausa e l’integrazione da parte delle aziende del congedo di paternità e maternità fino al 60% per i primi tre mesi più la contribuzione piena al fondo di previdenza complementare Arco per lo stesso periodo.

E’ stato ribadito che le modifiche dell’orario di lavoro devono essere condivise dalla RSU aziendale spegnendo la pretesa di decidere unilateralmente gli orari di lavoro in funzione delle esigenze del mercato.

Sono state definite “stagionali” alcune attività del settore e sono state modificate le percentuali massime di contratti a termine o di staff leasing possibili da utilizzare nelle aziende, inserendo due principi: da una parte la possibilità per le aziende di assumere più contratti a termine o somministrati aumentando la percentuale prevista dal 20% al 30%, dall’altro però, dentro un ottica di riduzione della precarietà generale, definendo che, contrariamente a quanto stabilito dalla legge (50%),  i contratti “flessibili” potranno essere al massimo pari al 45% della forza lavoro.

L’aspetto negativo è l’allungamento della vigenza contrattuale che è stata spostata dal 31 marzo 2022 al 31 dicembre 2022, allineandola a tutti gli altri CCNL.

Vista la situazione politica in cui si colloca questo rinnovo, vista la situazione economica, le difficoltà dovute dal Covid-19 che stanno creando problemi economici e difficoltà ad organizzare manifestazioni e lotte, ritengo che sia un ottimo risultato che non piega il contratto alle esigenze padronali ma ne sottolinea l’importanza di strumento principale per l’adeguamento dei salari e per la determinazione dei diritti.

Speriamo possa essere d’aiuto ad altri contratti attualmente bloccati. Vicini alle lotte che stanno facendo quelle lavoratrici e quei lavoratori perché la dinamica in cui rapportarci è quella generale e non quella della singola categoria. Continuiamo a condividere risultati e lotte per un mondo del lavoro con più diritti e meno disugualianze!

 

Giuseppe Lograno

24/10/2020

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Ultimo aggiornamento 04/11 /2020
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