Alternativa Libertaria_FdCA

Autogestione e mobilitazioni

rivoluzione si coltiva2I monopoli dei centri di accumulazione capitalistica combattono ferocemente ogni tentativo di resistere alle strategie di indebitamento coatto. Un esempio concreto è la spinta a scala planetaria verso gli OGM e il controllo monopolistico delle sementi, che pone le popolazioni del sud e del nord del mondo sotto il controllo delle multinazionali, espropriando il diritto naturale a poter disporre delle sementi necessarie a riprodurre le colture per il proprio fabbisogno alimentare.

La critica a questo furto alla collettività e la proposta della modifica delle normative in materia si concretizza da tempo in varie forme di lotta, tra cui circuiti di produzione, difesa e distribuzione dei semi delle varietà antiche/tradizionali e altamente germinative (es. rete semi rurali).

Come il seme anche la terra è di chi la lavora.

Contro il latifondismo industriale sono sempre più diffuse occupazione di terreni con progetti di coltivazione che privilegiano progetti di gestione e proprietà collettive, in cui è presente una pianificazione condivisa da più soggetti del territorio. Questi piani di coltivazione dovrebbero stimolare la nascita di vere cooperative agricole (sull’esempio di IRIS) che, affiancandosi all’agricoltura familiare, creino la sostanza economica per l’allargamento dell’orizzonte politico. I mercati autogestiti che spuntano come funghi infestando città, provincia e campagna possono diventare i luoghi della relazione e convivialità dove avviene l’incontro delle varie componenti ed il passaggio delle informazioni finalizzate ad elaborare i progetti futuri.

Considerato che sul versante della produzione l’idea di una nuova contadinità in lotta per l’autodeterminazione è quanto di più goloso i tempi ci possano presentare per riaffrontare il problema agricolo, dove l’agroindustria ha prodotto solo mostri da un punto di vista ambientale ed un mondo bracciantile difficilmente sindacalizzabile, brutalizzato e frammentato, mentre si ricomincia a parlare dell’agricoltore come produttore di cibo e del contadino come sua possibile forma, si rende necessario guardare ai coltivatori in termini di produzione appunto e non di accumulazione, di collaborazione e cooperativismo e non di rapporto di dipendenza, di comune e non di proprietà privata; si rende inoltre necessario affermare che con l’accezione di “economia alternativa” non si intende effettivamente un’alternativa all’economia del capitale ma il porsi come laboratorio di sperimentazione di strategie di resistenza e progettazione delle strutture e del substrato per la rivoluzione sociale. (dal IX congresso FdCA)