Alternativa Libertaria_FdCA

Contro il capitalismo


Alternativa Libertaria/Fdca

Le recenti elezioni tenutesi nella Federazione Russa si sono risolte in un trionfo per Putin e per il sistema imperialistico di cui egli è l’autocrático garante con una egemonia esercitata con la dittatura, la repressione, la violenza contro ogni dissenso. Una vittoria che, sia pure annunciata e ottenuta in deroga ai più elementari principi della democrazia borghese, è comunque in grado di sbandierare una maggioranza dell’88,48% dei consensi su di un’affluenza alle urne del 76,52%: un vero e proprio plebiscito, in ogni caso destinato a sostenere la guerra e lo sforzo bellico conseguente all’aggressione dell’Ucraina del 24 febbraio del 2022, che ha causato immani distruzioni e un numero incalcolabile di vittime militari e civili.

Ma le potenze imperialistiche non si fronteggiano solo sui campi di battaglia d’Ucraina, ed il genocidio che le truppe dello stato di Israele stanno compiendo a Gaza in Palestina ai danni della popolazione civile, in risposta all’azione armata compiuta da Hamas contro Israele, un’azione armata che ha, contemporaneamente e indiscriminatamente, trucidato civili inermi, è la drammatica riprova della crisi dell’ordine capitalista e dei suoi assetti globali che vedono i conflitti parziali e di area allargarsi: le principali potenze imperialistiche si stanno sanguinosamente fronteggiando in Europa, in Asia, in Medio Oriente e in Africa per il controllo del mercato mondiale, prospettando scenari inediti anche sul piano militare, che vede riemergere anche il terrorismo indiscriminato dell’ISIS, come la strage consumata il 24 marzo al Crocus City Hall di Mosca tragicamente dimostra.

Anche l’Europa si riarma paventando l’aggressione russa: i continui e sempre più frequenti richiami dell’Unione e dei singoli stati che ne fanno parte di prepararsi alla guerra prospettando anche l’invio manifesto di truppe dell’Unione sui campi di battaglia d’Ucraina; le proposte sempre più frequenti di reintroduzione della leva obbligatoria e la corsa agli armamenti; la propaganda militarista nelle scuole di ogni ordine e grado con la conseguente militarizzazione delle Università; i richiami alla realizzazione di una forza armata e di una forza nucleare europea unitamente alla colossale fornitura di armi al governo di Kiev che ammonta a oltre 50 miliardi di euro, costituiscono solo gli aspetti emergenti di una deriva autoritaria della democrazia borghese dal cui ventre molle nasce la militarizzazione dell’intera società.

Il proletariato russo e ucraino, israeliano e palestinese e quello di ogni altro paese travolto dalla guerra è chiamato a combattere per difendere non i propri interessi ma quelli delle rispettive borghesie che si scontrano nella competizione imperialistica mondiale. Per questo: Solo l’unione del proletariato internazionale può arrestare la guerra.

Anche in Italia il governo di Giorgia Meloni e il suo blocco sociale di riferimento stanno sferrando un durissimo attacco alle condizioni di vita della nostra classe: i ripetuti tagli all’assistenza sanitaria e all’istruzione di ogni ordine e grado; l’aumento dello sfruttamento nei luoghi di lavoro con conseguenti incrementi di orario e dei ritmi produttivi; la continua erosione di storiche conquiste che hanno consentito alle salariate e ai salariati, al movimento di liberazione della donna e agli strati più deboli della nostra classe di intraprendere concreti processi di emancipazione; la generalizzata emergenza salariale; i conseguenti ricatti subiti dalle lavoratrici e dai lavoratori specialmente là dove l’organizzazione sindacale è debole o assente; la deroga e l’elusione sistematica delle più elementari normative relative alla sicurezza sul lavoro, tutto questo crea le premesse per l’accumulazione di profitti enormi per il padronato a scapito delle condizioni di vita delle classi subalterne, che quotidianamente pagano un elevatissimo contributo di sangue che si consuma, inoltre, con l’inarrestabile catena degli incidenti mortali nel corso della produzione. A questo si unisce il totale disimpegno per la difesa dell’ambiente che è sempre più esposto al saccheggio capitalista, la repressione e la criminalizzazione di ogni dissenso nella scuola, nei luoghi di lavoro e nell’intera società.

In questa situazione a poco valgono i richiami a un antifascismo istituzionale se all’antifascismo non si salda la consapevolezza che la guerra, la devastazione ambientale, lo sfruttamento, l’oppressione, l’intolleranza, la recrudescenza nazional-fascista, unita alle forme dell’insorgente razzismo altro non sono che le inevitabili conseguenze dei rapporti di produzione capitalisti che privilegiano la realizzazione e l’accumulazione dei profitti a scapito dell’umanità e dell’ambiente che la circonda.

“Il vecchio mondo sta morendo. Quello nuovo tarda a comparire. E in questo chiaroscuro nascono i mostri.” Questa antica ma attualissima frase di Antonio Gramsci non deve rimanere solo una profezia ma uno stimolo alla presa di coscienza delle nuove generazioni contro la barbarie capitalista e le guerre che la caratterizzano, per un rinnovato impegno militante verso una società libera dallo sfruttamento e dall’oppressione.