Alternativa Libertaria_FdCA

La NATO, rappresentata dallo stato turco, da due giorni sta bombardando senza pietà le unità di difesa popolare curde YPG che stanno avanzando a nord di Aleppo nelle città di A’zaz e Tal Rifaat. I bombardamenti, che hanno ucciso almeno 23 civili, si sono concentrati sulla base aerea di Menagh, conquistata nel 2013 da una coalizione di “ribelli”, tra cui Al Qaeda (il Fronte Al-Nusra) e altri che poi sono confluiti nello Stato islamico. Menagh è un obiettivo strategico per i rifornimenti alla “ribellione” al servizio delle petrol-teocrazie e degli interessi di USA e UE. Ahmet Davutoglu ha detto che di questi bombardamenti è stato informato il vicepresidente USA Joe Biden, il quale anche se non approva pubblicamente l’intervento militare, non lo ha condannato né ha provveduto a frenare lo Stato turco, che non agirebbe mai senza l’assoluta certezza del sostegno USA.

Più si chiude l’accerchiamento contro la reazione fondamentalista armata in Siria, più il regime di Ankara, che l’ha generosamente sponsorizzata per cinque anni di carneficina, inizia a innervosirsi. La Turchia vede vanificarsi i suoi sforzi dopo l’irruzione sulla scena dei guerriglieri curdi delle YPG contro lo Stato islamico, dopo l’intervento russo e dopo il forte coinvolgimento delle milizie Hezbollah nella lotta contro questa alleanza eterogenea di opportunisti e fondamentalisti in armi che non cercano altro che di rovesciare Assad e porre fine alle milizie curde. Ecco dunque che la Turchia ha provveduto a intensificare i suoi bombardamenti contro i Curdi che operano nel nord, mentre appaiono sempre più evidenti da parte turca i segni di tentare un intervento diretto nel conflitto siriano, per allungare la durata di una avventura militare criminale che non ha fatto altro che portare dolore e morte.

E’ a questo punto che cadono le maschere. La NATO, rappresentata dallo stato turco, da due giorni sta bombardando senza pietà le unità di difesa popolare curde YPG che stanno avanzando a nord di Aleppo nelle città di A’zaz e Tal Rifaat [1]. I bombardamenti, che hanno ucciso almeno 23 civili [2] si sono concentrati sulla base aerea di Menagh, conquistata nel 2013 da una coalizione di “ribelli”, tra cui Al Qaeda (il Fronte Al-Nusra) ed altri che poi sono confluiti nello Stato islamico. Menagh è un obiettivo strategico per i rifornimenti alla “ribellione” al servizio delle petrol-teocrazie e degli interessi di USA e UE. Ahmet Davutoglu ha detto che di questi bombardamenti è stato informato il vicepresidente USA Joe Biden, che anche se non approva pubblicamente l’intervento militare, non lo ha condannato né ha provveduto a frenare lo Stato turco, che non agirebbe mai senza l’assoluta certezza del sostegno USA. Ricordiamo che la NATO aveva detto, nel bel mezzo della crisi con la Russia, che avrebbe difeso a spada tratta la “integrità territoriale” dello Stato turco, argomento che il regime di Ankara usa per attaccare i Curdi, dicendo che sono una minaccia per il loro concetto monolitico di unità nazionale. Questo potrebbe essere solo il preludio ad un intervento diretto da parte delle truppe di terra turche, eventualità che Erdoğan aveva già minacciato la scorsa settimana. La facciata della presunta unità contro lo Stato islamico è una farsa: lo Stato turco, e con esso la NATO, puntano alla destabilizzazione e all’estensione del bagno di sangue siriano, e contemporaneamente alla lotta contro il movimento libertario curdo.

Scommettendo sulla strategia dell’incudine e martello, mentre colpisce i Curdi in territorio siriano e rifornisce i gruppi reazionari armati per distruggere le milizie YPG, lo Stato turco colpisce anche i Curdi nel proprio territorio, cercando di schiacciare il loro spirito ribelle. Sono mesi che è stato imposto lo stato di emergenza nei territori curdi dentro lo stato turco, che si susseguono  operazioni militari di carattere repressivo, che si bombardano le città. Mentre i media occidentali sono rimasti scioccati dalla distruzione del patrimonio culturale, storico e archeologico messa in atto dallo Stato Islamico in luoghi come Palmyra (Siria) e l’hanno denunciato ai quattro venti, sono rimasti muti davanti alla distruzione sistematica del patrimonio mondiale che lo Stato turco sta compiendo nella regione curda ai suoi confini: in base alle informazioni del Comune di Diyarbakir (02/10/16) il quartiere Sur della città è stato bombardato e le sue mura storiche, patrimonio dell’UNESCO, sono state gravemente danneggiate. E’ stato colpito il 70% degli edifici di questa parte della città antica, mentre 50.000 persone che abitavano nel Sur sono state sfollate dalle loro case dalla violenza e dal terrore di stato.

L’Occidente credeva di poter utilizzare i Curdi per opporsi ai settori fondamentalisti “incontrollabili”, ma non ha fatto i conti con il loro ritorno di fiamma. I Curdi sono un attore politico maturo, con molta esperienza di lotta per poter essere tenuti a rimorchio ed essere considerati come semplici marionette al servizio delle grandi potenze. Quando gli Stati Uniti hanno dato inizio alla loro strategia di ridefinizione del Medio Oriente, immaginando che sarebbero sorti ovunque regimi fantoccio, associati alle teocrazie del Golfo e disposti a dare via il loro petrolio per nulla, non avevano fatto i conti con i Curdi, nè col loro progetto socialista libertario di democrazia radicale; né hanno tenuto conto delle enormi forze popolari che si sarebbero scatenate in seguito alla loro strategia interventista. È vero, non è ancora finita la fioritura di un  Medio Oriente libertario annunciato dal potere popolare che proviene dal Kurdistan e che si irradia a tutta la regione; ma è anche vero che gli Stati Uniti non sono stati in grado di imporsi, la loro egemonia nella regione è stata erosa ed ora i loro alleati sono nudi: non c’è stato un momento negli ultimi decenni in cui gli sceicchi sono stati più nervosi di quanto lo siano ora. Da qui nasce la violenza dell’improvvisato califfo di Ankara contro i Curdi.

Così come la battaglia per Kobanê è stata la chiave per invertire l’avanzata dello Stato Islamico, oggi, la battaglia per  A’zaz  è la chiave per sradicare il fondamentalismo armato e per difendere l’espansione, il consolidamento e il diritto di esistere del progetto di autonomia curdo, libertario e confederale.

José Antonio Gutiérrez D.
15 febbraio  2016

(traduzione a cura di Alternativa Libertaria/fdca – Ufficio Relazioni Internazionali)

Related Articles

Ultimo aggiornamento 23/11/2017
Perché non destinare il tuo
5x1000 a Solidarietà Libertaria?
Per farlo, basta indicare nell'apposita riga del 730 o del modello UNICO il codice fiscale dell'associazione:
90015930416
Il ricavato sarà usato per sostenere progetti di editoria e solidarietà libertaria, anche internazionali.
passa al sito web storico

Ultimi articoli

  • “DONNE CONTRO” a Lucca

    sabato 25 novembre 2017 – ore 17,30 Biblioteca Popolare Quartiere S. Concordio – Via Urbiciani 362  insieme all’autrice Isabella Lorusso Interviste a dieci donne anarchiche, marxiste e femministe che hanno vissuto

  • L’altra Rivoluzione

    Tre quaderni di Alternativa Libertaria per conoscere, ricordare, capire la Rivoluzione d’Ottobre, per ieri e per oggi. La storia semisconosciuta di Marusya Nikiforova,  militante e istancabile organizzatrice  comunista anarchica e

  • Inflazione che ossessione

    Una delle ossessioni della UE fin dalla sua fondazione è stata quella di quasi azzerare il tasso d’inflazione, provocando gravi conseguenze sulle politiche salariali, sulla domanda e sull’occupazione. Con l’arrivo

  • Genova: Incontro europeo delle organizzazioni comuniste anarchiche/libertarie.

    sabato 18 novembre 2017 – Spazio Libero Utopia via Ronchi Genova  Multedo Ore 18 – Presentazione delle situazioni nazionali e discussione. Con la presenza di Alternative Libertaire – Francia; Workers

  • Sul welfare aziendale

    Lo stato sociale (Welfare State, letteralmente Stato del Benessere) non esiste più da tempo, anche se il riconoscimento dell’universalità dei diritti in Italia è stato più un obiettivo, una rivendicazione

  • L’altra Rivoluzione d’ottobre 3 – I MAKHNOVISTI E I LIBERI SOVIET

    BOZZA DI DICHIARAZIONE DELL’ESERCITO INSORTO RIVOLUZIONARIO (MAKHNOVISTA) DELL’UCRAINA adottato il 20 ottobre 1919 durante una seduta del Soviet rivoluzionario militare Le classi lavoratrici dell’Ucraina oggi si trovano di fronte ad

  • L’altra rivoluzione d’ottobre 2 – Tutto il potere ai Soviet!

    Nonostante l’influenza dei dirigenti bolscevichi nei Soviet più importanti, la rivoluzione d’ottobre aveva scatenato in tutto il paese la lotta di classe del proletariato e questa si sviluppava unitariamente ed

  • Nella battaglia dell’acciaio, Genova protagonista contro i licenziamenti!

    Lo scontro sull’acciaio è una contesa mondiale che vede, oggi come in altre fasi passate, in primo piano l’Europa con al centro gli stabilimenti siderurgici dell’ex-ILVA. La reazione dei lavoratori

  • Brasile – Giù le mani dal movimento anarchico! Solidarietà con la FAG e gli anarchici brasiliani!

    Contro la normalizzazione e la repressione: lotta e organizzazione! Abbiamo appreso che lo scorso 25 ottobre è stata lanciata «Érebo» (dal nome Erebus del dio greco dell’oscurità), un’ampia operazione di

  • Nuova Zelanda, Wellington: manifestazione antinazista

    Il 28 ottobre oltre 200 manifestanti antifascisti ed antinazisti hanno bloccato con successo i cancelli di accesso al parlamento a Wellington, in opposizione ad una provocazione dei fascisti e della



 

Newsletter

Forum