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Emirati Arabi Uniti- la costa dei pirati

Emirati Arabi Uniti- la costa dei pirati
marzo 22
18:00 2017

EAUUn’aria del 2° Atto dell’opera di Rossini “Il Barbiere di Siviglia” che recita “Zitti zitti, piano piano, senza fare confusione…” sembra contraddistinguere la recente politica estera degli EAU (costituitisi nel 1971).
EAU: un caso di sub-imperialismo?
La notizia dell’accordo dell’1 marzo 2017 tra il Somaliland e gli EAU sulla gestione dell’ambito porto di Berbera (già ottomano, poi russo, poi americano) ha riportato l’attenzione su come si stanno muovendo gli EAU nella nevralgica zona tra Mar Rosso e Golfo Persico.
Tre settimane dopo gli EAU hanno rivelato i particolari dell’accordo: 25 anni di gestione del porto con insediamento di basi navali ed aeree in cambio di finanziamenti alla piccola repubblica separatista all’interno della Somalia. Il controllo del porto di Berbera significa aprire un varco verso  100 milioni di consumatori in Etiopia, una delle economie più in crescita in Africa.
Politica estera espansiva degli EAU
Dal loro porto di Dubai, Jebel Ali, il più grande del Medio Oriente, gli EAU hanno esteso la loro influenza dal bordo meridionale della penisola arabica al Corno d’Africa, all’Eritrea (da cui partono le azioni militari degli EAU per la guerra nello Yemen) fino a Limassol ed a Bengasi sul Mediterraneo. L’obiettivo degli EAU è fare in fretta ed arrivare prima dell’Iran e dei jihadisti sunniti, approfittando dell’azione di vigilanza dell’Egitto e dell’Arabia Saudita.
Il timore che i rivali degli EAU possano portare via i traffici dal porto di Dubai ha spinto una rapida espansione verso i più importanti porti dell’area: Chabahar in Iran, Duqm in Oman e King Abdullah Economic City in Arabia Saudita.
La mente di questa politica espansiva è il principe 56enne Muhammad bin Zayed, comandante in capo delle forze armate degli EAU e fratello più giovane dell’emiro di Abu Dhabi, nonchè presidente degli EAU.
Secondo il principe Muhammad, gli EAU devono uscire dalla dimensione di paradiso consapevole della propria capacità affaristica per diventare il regime più interventista del mondo arabo. Grazie ai petrodollari, il principe Muhammad ha trasformato i 7 emirati di circa 10 milioni di abitanti (di cui solo 1 milione hanno la cittadinanza) nel terzo importatore di armi nel mondo. Ha reclutato centinaia di mercenari e sogna persino di colonizzare Marte!
Uragano Muhammad
Nel 2014 ha imposto la leva obbligatoria negli EAU e spedito a decine i soldati a morire nella guerra condotta dai Sauditi contro i ribelli Houthi nello Yemen.
Infatti, se il porto di Berbera è stato acquisito tramite un accordo commerciale, in altri casi si è fatto ricorso alla forza.
Nel luglio 2015, con l’uso di mezzi anfibi gli EAU si sono impadroniti di Aden nello Yemen togliendola agli Houthi, sconfessando tutti gli scettici tra cui i Sauditi.
Con l’aiuto delle Forze Speciali della Marina Militare USA, i soldati degli EAU hanno poi preso i porti di Mukalla e Shihr nello Yemen meridionale e le isole yemenite nello stretto di Bab al Mandab dove vengono estratti 4000 barili di greggio al giorno.
Gli EAU hanno strappato all’Oman il controllo dell’isola yemenita di Socotra, approfittando dei danni di un uragano, inviando aiuti ed imprese per la ricostruzione.
Mentre le truppe saudite lottano per avanzare nello Yemen, le truppe degli EAU hanno preferito puntare sui porti occidentali di Mokha e di Hodeidah, quest’ultimo il più grande porto dello Yemen.
Il principe Muhammad sostiene anche le entità somale del Puntland (che si considera federato alla Somalia), finanziandone le forze di polizia marittima, e del Somaliland (che punta al riconoscimento di Stato autonomo).
In Libia ha inviato aiuti militari all’esercito nazionale libico del maresciallo Khalifa Haftari, che controlla la parte est della Libia.
Per opporsi alla Turchia, ha aperto un’ambasciata a Cipro dove ha fatto fare esercitazioni militari con la Grecia ed Israele.
A chi sta pestando i piedi?
Gli EAU devono fare i conti con gli interessi di Israele, Francia ed USA sulle coste occidentali del Mar Rosso.
Devono fare i conti con la Cina, che sta costruendo un porto nella Repubblica di Gibuti sul Mar Rosso.
Devono fare i conti con i generali iraniani che puntano a stabilire basi navali nelle zone costiere dello Yemen controllate dagli Houthi.
Sebbene siano nella nella stessa coalizione con l’Arabia Saudita in Yemen, alcuni principi sauditi guardano con sospetto alle ambizioni degli Emirati.
Infatti in febbraio, le forze yemenite sostenute dai Sauditi e quelle sostenute dagli Emirati sono giunte a scontrarsi tra di loro per il controllo dell’aereoporto di Aden.
L’Arabia Saudita ha anche ospitato il presidente della Somalia che denunciava la base degli Emirati nel porto di Berbera come “incostituzionale”.
Confronti e consigli arabi
L’ex-segretario alla difesa americano, il generale James Mattis,  ha definito la politica dei porti degli EAU simile -in piccolo- a quella dell’antica Sparta in Grecia.
Invece lo sceicco Zayed Al Nahayan (1918-2004), principe-padre e fondatore degli EAU amava consigliare gli arabi guerrafondai con queste parole:“Sìì obbediente ad Allah ed usa la tua intelligenza invece di fare ricorso alle armi”.
(cfr. The Economist, 8-14 aprile 2017)

Ufficio studi Alternativa Libertaria/fdca


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