Alternativa Libertaria_FdCA

Sul sindacato

lavorare meno

La lunga crisi è stata la migliore condizione in cui il sistema capitalistico ha potuto imporre nuovi rapporti di forza con la classe e decise trasformazioni nelle condizioni sociali del lavoro.
Come avevamo già definito le linee di attacco sono state e continueranno ad essere il mercato del lavoro e la contrattazione, il tutto appoggiato da un sistema legislativo che da anni favorisce il capitale riducendo diritti e tutele di chi lavora.

Oggi nel mondo del lavoro si stanno verificando estremizzazioni delle problematiche che le lavoratrici e i lavoratori vivono sia dentro che fuori il loro luogo di lavoro:

  • frammentazione e mancanza di diritti anche elementari

  • precarietà generalizzata,

  • profonde diseguaglianze di trattamento sia salariale che di orario e di diritti, in particolare nelle nuove aree necessarie al profitto e all’economia finanziaria,

  • concorrenza fra lavoratori ai quali viene richiesto di aderire a questi processi e sottomettersi a queste logiche,

  • riduzione progressiva della copertura dello stato sociale,
  • bassi salari,
  • aumento delle ore lavorate.

Nei fatti non esiste più “il sindacato industriale” costruito nella fase precedente ma la scomposizione ha distaccato dalle imprese tutti i servizi creando, anche, nuove realtà di lavoratori/trici. Si pensi ad esempio alla logistica e ai servizi prestati in remoto che avranno ulteriore incremento col digitale.

Abbiamo assistito in questi anni a una progressiva frammentazione della classe: la centralità dell’impresa e l’aziendalismo corporativo anti-solidaristico, ancora oggi come già da diversi anni, creano la competizione fra lavoratori che concentrano la loro rabbia e spesso frustrazione non più contro chi ha creato la situazione e ne ottiene i benefici ma verso la parte più debole della classe con una sempre crescente violenza contro stranieri e donne.

Si crea una rottura tra i lavoratori tutelati da un contratto nazionale e dalla possibilità di organizzarsi e le generazioni nate con il digitale, dove emergono anche forme di sottomissione volontaria (non sono i crumiri dei bei tempi andati). Ci sono sostanziali cambiamenti che riguardano anche il pubblico impiego sia per effetto dell’introduzione di tecnologia e le conseguenze che derivano sull’organizzazione del lavoro, sia con il ricambio generazionale che ci sarà nel giro di pochi anni.

Il sindacato ha subito tutte queste le trasformazioni portate avanti dai padroni (centralità dell’impresa) rimanendo con una forma organizzativa, modellata sullo schema merceologico fordista, che ha portato all’incapacità assoluta di reagire per riconquistare spazi di rappresentanza ed estendere diritti e tutele, di fatto si è concentrato e limitato ad un ruolo difensivo per contrastare chiusure di aziende e riduzione di forza lavoro.

La reazione inadeguata delle strutture sindacali incapaci persino, tranne alcune eccezioni, di sviluppare analisi sulla fase, si risolve con la spinta autonoma delle categorie con un processo di verticalizzazione delle decisioni che le porta alla concorrenza tra loro nelle varie realtà di lavoro nelle quali coesistono diversi contratti nazionali applicati ai lavoratori creando enormi problemi di differenti condizioni di tutele tra lavoratori che lavorano nello stesso cantiere o nella stessa azienda. Il problema del dumping contrattuale e dell’incapacità di rappresentare e tutelare lavoratori e lavoratrici con contratto nazionale diverso o precario è uno dei temi più attuali e sempre più diffusi. Alla frammentazione della classe si è risposto moltiplicando i contratti sui quali, a partire dal 2009 con il contratto FIAT, dilaga il punto di vista dei padroni e la conseguente riduzione progressiva della posizione autonoma dei lavoratori all’interno della contrattazione. Tutte le contrattazioni mettono al centro, come base di partenza la condivisione delle difficoltà aziendali e la necessità di trovare forme di rilancio delle imprese.

Dentro questo perimetro si ridiscutono anche diritti e salario finendo però per ottenere il risultato di una sempre più fidelizzazione dei lavoratori all’impresa (alcuni sindacati ragionano sulla partecipazione dei lavoratori nei CdA aziendali) parlando sempre più di welfare aziendale/contrattuale e di recupero inflattivo e sempre meno di aumento salariale come forma di redistribuzione della ricchezza creata e come forma di “frusta salariale”.

Lo stato di crisi del sindacato riguarda l’intera area europea, sia pure con contenuti in parte diversi dato i vari modelli organizzativi esistenti.

Dobbiamo approfondire e analizzare da dove proviene lo stato di profonda crisi e spesso di inadeguatezza del sindacalismo nella fase attuale. Siamo Convinti che il sindacato, non sia superato ma che anzi vi sia bisogno di piu sindacato profondamente “diverso” da quello che oggi conosciamo e viviamo come soggetti attivi, che oltre le lotte sulle rivendicazioni sindacali e sociali si adoperi per costruire l’unita di classe dei lavoratori ben oltre l’appartenenza sindacale.

Anche la lotta politica in CGIL nell’ultimo congresso si sviluppa sul progetto legato alla contrattazione e alla necessità di una confederalità rinnovata con strutture contrattuali confederali per praticarla: in sostanza una cessione di autonomia delle categorie a favore della confederazione. Proponiamo la riduzione del numero delle categorie e una drastica riduzione del numero dei contratti nazionali. La richiesta di una più forte e rinnovata confederalità, che tradotto in linguaggio non sindacale significa la necessità di strumenti vertenziali e contrattuali capaci di unificare la classe, con una risposta unitaria che spezzi le soluzioni corporative categoriali e/o individuali, ha senso se si poggia su una piattaforma di attacco capace di dare risposte concrete a tutti i pezzi frantumati della classe, sia alle categorie relativamente garantite dai CCNL sia alla classe dispersa nei rivoli del precariato. In assenza di obiettivi aggreganti, la neo-confederalità si traduce in un controllo gerarchico e autoritario delle categorie.

In questi ultimi anni i padroni si sono aperti praterie con passaggi progressivi di ristrutturazione che hanno inciso profondamente sulle relazioni sociali. Ricostruire un ruolo e la posizione autonoma dei lavoratori riprendendo il conflitto di classe presenta difficoltà reali e non sembra che tutto quello detto sull’analisi di questa fase favorisca un’immediato sviluppo della coscienza di classe. Su questa pressante esigenza di trasformazione strutturale non esiste una spinta dalla base, cosa che crediamo necessaria e senza la quale non si possa fare altrimenti.

Oggi come ieri, condizione necessaria per rilanciare una partecipazione di base all’attività sindacale, rimane:

  • difendere l’agibilità, la libertà/diritto dei lavoratori ad associarsi/coalizzarsi, ad organizzarsi sindacalmente nel posto di lavoro e nel territorio, sia sul piano della rappresentanza che dell’azione di consultazione e di decisione assembleare; Definire un percorso decisionale che veda i lavoratori protagonisti fin dall’inizio della costruzione delle piattaforme contrattuali e/o vertenziali e non solo a posteriori come soggetti che ratificano accordi di vertice.

  • impedire il processo di desindacalizzazione, collegato sia all’espulsione di forza-lavoro che al ricatto padronale ed ai processi di precarietà/flessibilità, il quale produce inesorabilmente la scomparsa dell’azione sindacale nei posti di lavoro.

  • partecipazione di giovani lavoratori contrattualizzati e non nelle strutture sindacali di ogni livello, che vengano da esperienze di fabbrica e servizi ma anche rappresentanti di nuove forme di lavoro e sfruttamento, a cui garantire l’effettivo e non formale esercizio della democrazia sindacale, che favorisca la piena partecipazione ed autodeterminazione e rappresentanza dei lavoratori sia nei posti di lavoro che all’interno delle strutture sindacali.

  • Risulta in merito strategica la scelta di una significativa riduzione degli apparati burocratici centrali a favore di un rafforzamento della presenza territoriale anche attraverso una generalizzata alternanza tra distacco sindacale e lavoro in “produzione”.

  • La burocratizzazione delle strutture del sindacato è un ostacolo da abbattere per sviluppare reali momenti di democrazia sindacale, per noi libertari è necessario che i dirigenti sindacali siano reale espressione del mondo del lavoro e delle categorie ed è perciò necessario superare tutte quelle forme di cooptazione che portano, alla massima dirigenza soggetti direttamente da realtà extra-sindacali.

  • Promuovere lo sviluppo di strutture di coordinamento territoriali di lavoratori e di altri soggetti sociali, in cui l’azione sindacale non sia vincolata ad una scelta precostituita di sigla sindacale, ma sia capace di rapportarsi ove possibile alla situazione relazionale, organizzativa e di lotta di ogni singolo posto di lavoro, dal momento che la priorità è la scelta di appartenenza, di inserimento e di azione all’interno dei lavoratori come tali.

Il crescente fenomeno della burocratizzazione, ha favorito svolte neocorporative del sindacalismo che devono essere combattute anche per i fenomeni corruttivi che comportano, sviluppando un maggior controllo della base sui vertici.

Contrastare ogni processo di criminalizzazione, delegittimazione e repressione del dissenso sociale, combattendo pericolose derive autoritarie in corso che colpiscono sempre di più anche gli attivisti sindacali: anche la solidarietà è un’arma

Una campagna su aumenti salariali reali e sui diritti rimane centrale. Inoltre il welfare va rivisto a livello universale, vanno fatte rivendicazioni su migliori orari di lavoro e contrattare le condizioni di lavoro con l’introduzione di tecnologia. E’ necessaria una vertenza generale intercategoriale per la riduzione dell’orario di lavoro a parità di paga: Obiettivo indispensabile per contrastare la disoccupazione e la precarietà e obiettivo oramai maturo in rapporto allo sviluppo dei processi di informatizzazione del ciclo produttivo.Questi sono punti centrali dell’azione sindacale.

La scelta strategica per noi comunisti cnarchici deve rimanere quella del territorio; intrecciando le rivendicazioni sindacali (lavoro, diritti, salario) con rivendicazioni sociali (diritto alla casa, istruzione, sanità, ecc.).

Aggregare rimanendo nella classe e non farsi spingere ai margini.

Avendo chiaro la natura e il ruolo del intervento sindacale, ma altrettanto il ruolo di militanti dell’organizzazione politica, con la sua specificità, e della sua linea che non può essere subordinata ad altre logiche di appartenenza.

Mozione approvata al X Congresso di Alternativa LIbertaria/fdca,

Fano, 30 marzo 2019

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